LOGO l’intervista sul nuovo album ‘Inverno Deep’

  • Ciao e benvenuta su Brots! Come stai e come stai attraversando questo periodo complesso per tutti noi?

Ciao, è un piacere essere qui! La sto affrontando con filosofia, un po’ in attesa che qualcosa cambi. Sto scrivendo nuove canzoni e le cose che stanno venendo fuori mi piacciono.

  • Hai un nome d’arte molto curioso perché il logo suggerisce di per sé già un identità. Come mai hai scelto di chiamarti così?

LOGO è il mio soprannome da anni ormai. Giulia è un nome molto popolare (penso di non essere mai stata l’unica Giulia in una classe), Di Gregorio viene storpiato sempre. LOGO funziona, tutto maiuscolo ancora di più. L’origine è curiosa: è la mia prima macchina, una Honda Logo.

  • Ti va di raccontarci come è nata la tua passione per la musica e quali sono le influenze che ti caratterizzano

Gli anni 2000 non sono una fase per me. Il Punk-rock di quegli anni, il pop ancora oggi mi influenza. Apprezzo moltissimo la sperimentazione nel mondo hip-hop con i testi e la trap è il mio guilty pleasure.

  • Hai suonato in giro per il mondo, quali sono i paesi che ti hanno influenzato di più nelle tue scelte artistiche?

Il punk-rock statunitense mi ha influenzata tantissimo, anche l’indie pop brittanico, ma parlando di viaggi, senza aver viaggiato in Sud America penso non avrei mai apprezzato davvero le sonorità latine. Cerco di non fare appropriazione culturale nelle mie canzoni, ma queste influenze penso si sentano. Ciò che mi influenza di più però, rimane il cantautorato italiano e l’indie italiano di qualche anno fa.

  • Hai notato un approccio diverso da parte di spettatori di culture diverse?

Raccontaci qualche aneddoto particolare di una tua esperienza live.
Assolutamente! In Cile quando mi è capitato di suonare nella zona di Valparaiso sentivo mota più attenzione da parte del pubblico rispetto all’Italia. Nei concerti piccoli in Italia è facile che dopo un po’ ti bevi una birra e fai 4 chiacchiere e il musicista diventa un sottofondo. Non c’è giusto o sbagliato in tutto questo, è solo diverso.

  • E’ uscito recentemente il tuo nuovo disco Inverno Deep che contiene il singolo “Samurai”, vuoi raccontarci qualcosa di questo brano che devo dire ha un suono davvero ipnotizzante che cattura l’attenzione già dalle prime parole…

Samurai parla di un’ossessione, un incontro casuale che scaturisce in eccessive aspettative da parte di uno dei due e indifferenza per l’altro. Ovviamente è una storia vera.

  • Stai per partecipare a Musicultura. Come mai hai deciso di partecipare a questo concorso e chi tra i finalisti dell’anno scorso ti è piaciuto di più?

Quest’estate ero di base a Macerata e ho girato montagne e mare delle Marche, un posto che non conoscevo e ho adorato. Musicultura è una rassegna in cui spero di essere giudicata, indirizzata, valorizzata da professionisti con una direzione artistica indipendente e di qualità.

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